Vipassana  

 

La caratteristica fondamentale della pratica Vipassana è quella di giungere, tramite Dhyana, alla soglia di accesso al Samadhi ma poi non oltrepassarla, mantenendo quel livello di concentrazione sufficiente a produrre una buona dose di quiete ed una estrema attenzione (Sati). Senza procedere quindi lungo la linea astrattiva di progressivo assorbimento, il praticante continuerà a rapportarsi con l’oggetto di meditazione con lucida consapevolezza.

A questo scopo non tutti i supporti meditativi sono adatti. Tradizionalmente la pratica ne individua alcuni che hanno la caratteristica comune di contenere una grande dose di “impermanenza”: il corpo, le sensazioni, gli stati emozionali, ed i contenuti mentali. La rilevazione della costante modificazione dello stato di questi supporti non consente al praticante di scivolare troppo oltre la soglia del Dharana in direzione del Samadhi. Qui non esiste altro che l’osservazione attenta di quello che c’è: non esiste giudizio, interpretazione, tensione.

C’è totale, assoluta accettazione: la nuda percezione che si arrende all’evidenza di ciò che incontra.